Ho un forte dolore allo stomaco.
Forse è stato il capodanno, forse ho bevuto o mangiato troppo. Forse è qualcos’altro: la mente è malata e il fisico ne risente.
Tutte le rabbie, i malumori, le preoccupazioni si incanalano e si dirigono verso il ventre. Un male continuo, infuocato che non ti lascia il tempo di pensare e nemmeno di scrivere.
Chissà poi perché proprio nella pancia. Mmh… forse un motivo c’è.
Con un dolore insopportabile lì non riesci più a mangiare, anzi, hai paura di farlo, ogni tuo sforzo si concentra sul modo per far passare il male, tralasciando così ogni dolore psichico. Non ci pensi più.
Se ti duole un orecchio e ti dai una martellata sul piede, l’orecchio passa in secondo piano.
È un modo che il tuo organismo usa per dirti: “Gaurda, datti una calmata, i problemi che hai sono solo marginali, io sono più importante, ricordatelo”
Ogni tanto fa bene ricordarselo. Noi non siamo altro che una strana unione di organismi e possiamo soltanto in mimima parte avere il controllo su di essi, anzi, a pensarci bene sono loro ad avere il controllo su di noi.
Quando ci dicono di aver fame noi procuriamo il cibo, se decidono di aver sonno troviamo un posto al riparo, se noi siamo in pericolo loro ci aiutano con l’adrenalina e ci intimano di scappare o difenderci.
L’intelletto è solamente un servo nei mani degli organismi che comandano il nostro corpo.
E allora, che bisogno c’è di continuare a scrivere un libro così difficile da scrivere se non serve assolutamente a niente? Perchè fare cose che non hanno nessun senso?
Forse alla cosa più semplice: per continuare a credere che noi siamo i padroni del nostro corpo, che siamo vivi per uno scopo, che serviamo a qualcosa.
Adesso lo stomaco sta meglio, forse ha capito quello che ho scritto e mi sta premiando. Vediamo se ora riesco a dormire. Chiedo solo qualche ora di sonno profondo e senza sogni. Non mi sembra molto. Non me lo sono meritato? Non mi sono comportanto bene, miei padroni?
Concedete almeno questo al vostro umile schiavo.