L’editore ormai mi è alle costole. Sono quasi due anni che gli prometto un libro da classifica, che cambierà tutto il pensiero mondiale.
Promettere non costa niente. Se sapesse che ho scritto solo pochi capitoli e non so neppure come continuare mi manderebbe a quel paese e addio soldi.
Ho bisogno di tempo, di ispirazione, calma.
Cose che ormai mi hanno abbandonato molto tempo fa.
Eppure il tichettare della macchina da scrivere mi eccita ancora. Tic Tac Tic Tac. Un susseguirsi ritmico di suoni, una musica che solo chi sa scriverla sa apprezzarla come si dovrebbe. Ogni tasto ha una sua nota, che cambia melodia a seconda del dito con cui lo batti. Ovvio che spesso è sempre lo stesso, ma le variazioni ogni tanto ci sono, come in tutto.
Eccomi qui di nuovo a perdermi nel nulla. Dovrei scrivere li invece che su questo maledetto diaro che segna ogni mia debolezza.
Ma mi mancano gli spunti, gli ho finiti. E se continuo a fare le stesse cose tutti i giorni, sempre le solite cose, ciclicamente, l’ispirazione non verrà mai.
Forse una vacanza mi farebbe bene. Da solo, perso in un chalet in montagna, con solo qualche bottiglia di vino e tutto il tempo solo per osservare la natura e passeggiare nei boschi con un bastone per unico compagno. Magari con una macchina fotografica per immortalare tutti gli sguizzi animaleschi che la natura propone.
A chi la do a bere. Tempo 20 passi e sarei gia morto di fatica.
Mi sono spostato sul balcone, scrivere al chiaro di luna mi mette uno strano umore, una via di mezzo tra il buono e il nostalgico, oltre a farmi perdere ulteriori diottrie.
La luna… la musa per eccellenza. Forse ci sono. Forse mi è venuta in mente una buona idea per il prossimo capitolo.
Vado a scriverla prima di dimenticarla.