» Cap.12 - Pensieri malinconici in una notte di mezz’estate

Una macchina da scrivere sul cuscino, dei fogli accartocciati per terra e una canzone nell’aria:

Le paludi le rose i caffè l’amore le cose
le vetrine i vestiti di raso e un nuovo motore
e Daniela stasera m’aspetta nell’ascensore
i quattrini e la speranza d’averne,

far crepare d’invidia
il lavoro è a casa da lei la carriera sicura
poi la sera ritornare se stessi, pensare e pensare
Ieri ho incontrato Rosita perciò questa vita valore non ha
Come era bella Rosita di bianco vestita più bella che mai
Le paludi, le rose, i caffè, Gesù tra i bambini
Un bicchiere, il fumo distorto, e un nuovo motore
Con un altra farei chissà che con Daniela l’amore
Ieri ho incontrato Rosita perciò questa vita valore non ha
Come era bella Rosita di bianco vestita più bella che mai…

Rino… Solo tu potevi in una canzone racchiudere tutto.
Strani pensieri nella notte, sogni, speranze, invidie. Pensieri che vagano, senza meta, alla ricerca di qualcosa che neppure s’ho cosa siano.

E le labbra apoggiano su un’altro bicchiere di vino.

Amici trovati, amici persi, amici perduti per sempre, coetanei con la strada gia scritta, con un futuro non certo ma delineato, con una luce negli occhi quando parlano dei loro figli.
E io… a sognare e… pensare

E un altro sorso.

Poi fai un torto ad una persona, ti maledice, gli offri un bicchiere, fai amicizia, lo saluti conscio di non rivederlo mai più. E rinizi a pensare, pensare, pensare.

E un altro sorso.

Vedi una ragazza con un ragazzo, ti presenti, fai quattro chiacchere, esponi i tuoi sogni, i tuoi pensieri, la serata continua tra sorrisi e battute. Poi se ne fanno e ti lasciano li solo. Un nuovo ricordo, nuova gente che mai più ritroverai. E contino a pensare.

E finisco il bicchiere.

Lo guardo. Forse è meglio me ne vado a casa. Ma ecco arrivare qualche vecchio amico: quattro chiacchere, due risate, un bicchiere.

E lo bevo.

“Ciao ragazzi, vado, sono stanco, è stato bello, ci sentiamo”
E poi a casa, con la voglia di ridere, piangere, urlare ad un altro giorno passato, ammucchiato in tanti altri simili, alla ricerca di un perché, di un come che solo in futuro capirai, ti dicevano, quando sarai più maturo.
E intanto pensi. Penso. Chissà perché, chissa per come. E a pensarci bene sei gia maturo da un bel pezzo, non te ne sei accorto di quanto tempo è pasato… Anni su anni, mesi su mesi ti ritrovi ad avere l’eta di tuo padre quando per te era un eroe. E iniziano le domande.
“La vita ha un senso?” Ovvio, no.
“La morte ha un senso?” Chissà.

Mi addormento. E sogno.

Un sogno strano, come quello di Dante. Rivedo un amico che mi dice: “Guarda, non preoccuparti più per me, qua si sta bene, la morte non ha Paradisi o Inferni. La morte è solo la coscenza, una trasposizione di come pensavi fosse l’aldilà. Ognuno ha un paradiso o un inferno diverso, a seconda di come se lo immaginava, a seconda di cosa credeva di trovare. Vedi, questo è il mio aldilà. Forse a te non piacerà, ma è il mio paradiso. Non piangere più per me, io sto bene.”

E mi sveglio. Un sogno. Uno strano sogno. Devo scriverlo, devo ricordarlo.

Questo articolo e' stato postato il Sabato, Giugno 24th, 2006 alle 23:55 ed e' posto nelle categorie Diario di un libro mai scritto. Puoi controllare i commenti tramite questo RSS 2.0. Puoi lasciare un commento, o un trackback.

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