Sguardi notturni nel vuoto. Sono così stanco da non poter nemmeno immaginare di dormire.
Sento i polmoni respingere tutto il fumo analato e la bocca rifiutare qualsiasi liquido.
I soliti rumori annebbiano la mia mente, forse veri, forse immaginati, non lo capirò mai.
Osservo le stelle e comincio a contarle ma mi fermo subito: si muovono troppo velocemente per le mie attuali facoltà psichiche.
Vorrei alzarmi, scavalcare il balcone e buttarmi a capofitto nel vuoto, se la mia fantasia me lo concede riuscirei perfino a volare.
Basta crederci.
Inutile pensare ad altro, la mente ormai rifiuta qualsiasi ragionamento razionale. Ora vedo puntini verdi muoversi sui prati. Lucciole? Alieni? Neon vaporizzati? Non riesco a capire, ma mi sta venendo il mal di mare.
A fatica mi alzo, mi slaccio i pantaloni e mi butto sul letto a peso morto, schiacciando il libro infinito, il mio futuro, i miei ideali.
In questo momento non voglio scrivere, potrei pentirmene domani al risveglio. Scriverei cose talmente insensate che rileggendole da sano potrebbero pure andar bene.
Inizia il mal di testa, ritimico, pulsante. Bevo l’ultimo sorso di vodka per farmelo passare, almeno fino a domani.
Chiudo gli occhi e finalmente volo.
Mi vedo nel cielo autunnale, con due ali candide che mi escono dalle spalle. Fluttuo senza meta, sfiorando le foglie degli alberi e giocando con la mia obra. Vedo draghi e fate danzarmi attorno e piccoli folletti salutarmi come vecchi amici ritrovati.
Apro gli occhi: un muro bianco mi fissa indifferente. Richiudo gli occhi.
Ora sono sulla riva di un lago cristallino, mi tuffo dentro e le mie ali si trasformano in pinne da dalfino. Nuoto tra le sirene e i tritoni con disinvoltura, gioco con altri delfini e inseguo una nave con dei bambini che mi salutano.
Apro gli occhi: il muro ora sta ruotando lentamente. Metto una mano sul viso.
Dall’acqua ritorno in volo, qeusta volta con le ali d’oro di fenice, e volo verso un tramonto infuocato. Vedo il mio libro aprirsi sull’orizzonte.
Mi addormento