Prendiamo atto che alle 6.36 di una domenica mattina ci sia un temporale, uno di quelli estivi con tuoni e lampi da paura. Mettiamo caso che devi ancora addormentarti e che tutto quel frastuono non ti concilia il sonno. Che fai?
Inizio a pormi delle domande e poi rispondo.
Cosa fai nella vita?
Scrivo, o meglio, cerco di scrivere, di impremere sulla carta ogni mio pensiero in modo comprensibile. Ma certe volte non mi capisco nemmeno io.
Quante ore al giorno passi a scrivere?
Dipende dai giorni e dall’ispirazione. Nell’ultima settimana nemmeno una pagina. Sto peggiorando.
Hai sonno?
Si, ma c’è il temporale che mi tiene sveglio. Fracamente è solo una scusa, non dormo quasi mai di notte, ho troppa paura della mia fantasia. Mi prende per mano e mi accompagna nel mio profondo subconscio, e siccome sono pazzo, quello che trovo non mi piace per niente.
Ogni tanto ho delle guide, ogni tanto mi perdo. E quando mi perdo è sempre più difficile tornare alla realtà. Per questo di notte non dormo.
Quanti anni hai?
Ho perso il conto. Venti? Trenta? Quaranta? Non me ne importa, tanto ne dimostro comunque di più. Sto gettando la mia vita nell’ozio e nei vizi. E francamente non me ne importa un fico secco.
Ti ritieni pazzo?
Sto qui a rispondere a delle domande che pongo io stesso. Ti basta come risposta?
Si. Ha finito di piovere. Ora dormirai?
Grazie di avermelo fatto notare. Si, o almeno ci proverò.
Buona notte allora.
Buona notte anche a te, mio caro e pazzo me.