Prendo e parto per un giorno in perfetta sintonia con la natura, solamente io ed un mio amico, lontani da tutto e da tutti, sul nostro adorato “Monte Vederna”.
Partiamo di buon ora e ci avviamo con il nostro zaino per la lunga e tortuosa strada che porta al nostro paradiso piccola sosta a meta strada al “Capitel dela Pausa”, con la rituale colazione con un panino, uno sguardo alla valle, un ricordo a Luca e poi in marcia di nuovo.
Man mano che saliamo il rumore della civiltà fa spazio a quello della natura. Superiamo il punto più ripido della strada osservando che ancora la grande cascata de “il Salton” è ancora buona parte ghiacciata. Siamo stati previdenti nel portare vestiti pesanti!
Ora la strada sale di fianco al fiumicello, e il suo suono ritmico è quasi incantante. Ormai non parliamo più, siamo ipnotizzati dal paesaggio e dalla fatica.
Altra sosta dovuta alla sorgente “Acqua de Cioda”, dove un bell’insegna in legno recita incise queste parole “Chi beve birra campa cent’anni, chi bevve Acqua di Cioda non muore mai”. Come non fermarsi a bere?
Un ultima salita ed eccoci arrivati sulle Vederne, e il paesaggio è più bello di quanto immaginavamo:
Il “Pian Grant” è gia verde e comincia gia a colorarsi di mille fiori, lasciando nell’aria un profumo che è quasi inebriante. L’unico suono che riusciamo a percepire è il canto festoso degli uccelli, il rumore dell’ancora freddo vento primaverile tra le foglie e l’inconfondibile scroscio della fontana.
Un minuto di pausa, per rilassare le gambe e lo spirito e poi via, nella “Casera”. Accendiamo il fuoco e… perché no? Facciamo un’altra merenda, questa volta un po’ più sostanziosa accompagnata da del buon vino che assolutamente non può mancare!
Ci sediamo sulla panchina, osserviamo il Monte Pavione ancora innevato e in lontananza scorgiamo un gruppo di caprioli passare tranquillamente indisturbato.
In quel momento il mio amico rompe il silenzio:
“Sai… ho lasciato la macchina fotografica a casa…”
Un urlo incrina tutta la pace di quel luogo e i caprioli guardarono verso di noi perplessi. Poi ritorna la calma.
“Chi non ha testa ha gambe”
“Gia… quasi quasi ritorno a casa a prenderla…”
Passò un minuto.
“Al cuasi manca tut… e le parent del gnient” [trad: Al “quasi” manca tutto ed è imparentato al nulla]
“Va beh, userò la mia…”
I caprioli si girarono un’altra volta, questa volta per osservare quelle due strane creature che prima urlano e poi si mettono a ridere. Poi, dopo averci inviata un’occhiata di rimprovero, tornarono tranquillamente a brucare l’erba.