“Che facciamo domani? Facciamo una camminata?” Così è iniziata l’avventura.
Prepariamo le “craspe”, guanti, berretto, racchette, qualche panino, una thermos di the caldo, macchina fotografica, l’immancabile bottiglia di grappa e… partenza!
Subito la strada si fa ripida e imperbia. Nessuna orma sulla strada, la neve è ancora fresca e la stanchezza si fa sentire, ad ogni passo i piedi sprofondano in quel candido manto e rialzarli è sempre più faticoso. L’unico rumore che si sente è quello provocato dai nostri passi sulla neve: “Scrunch, scrunch.”
Nessuna voglia di parlare, ognuno risparmia il fiato per la salita.
Scrunch, scrunch.
Il silenzio più assoluto, il respiro che rimbomba nello stomaco e nelle orecchie, il freddo pungente che scende nelle mani fino all’osso e le gambe che chiedono riposo, ma si deve andare avanti, se ti fermi sei perduto, se ti fermi non riuscirai più a partire.
Scrunch, scrunch.
Altri passi, il sole pallido si vede ma non si sente, coperto da della foschia che vediamo sempre più vicina. Speriamo che il tempo si mantenga, speriamo che non nevichi.
Scrunch, scrunch.
Oltrepassiamo una slavina che ha sommerso completamente la strada. Sempre nello stesso posto, ogni anno. Fortunatamente non c’era nessuno sulla strada. D’istinto guardiamo tutti verso il basso, e scacciamo cattivi ricordi che fin prima avevamo tenuto a bada
Scrunch, scrunch.
La foschia se ne va ed ora il silenzio si fa insopportabile, per non sentire la fatica sei costretto a pensare, a vagare con la mente, ma poi si ricade sempre sulle stesse domande “Ma perché sono venuto? Ma perché non me sono restato a casa al caldo?”
A queste domande si trova risposta una volta arrivati. La soddisfazione di vedere un panorama totalmente immacolato, in un silenzio ovattato, con la neve che rimanda mille riflessi come infinite stelle luminose è qualcosa di straordinario. E in fondo la valle, così strana senza nessun rumore, nemmeno quello del torrente Cismon! E in lontananza le Pale di San Martino che s’alzano imperiose e candide allo stesso tempo su un cielo così blu da poterle scambiare come isole incantate in un mare misterioso.
Tutte le leggende della valle hanno preso vita e concretezza in noi in quel momento, potevamo vedere le Guane e le Dive vestite di bianco venirci incontro, potevamo sentire il Mazarol ridere per qualche scherzo preparato ai nostri danni, potevamo sentire la voce degli alberi grazie ad ogni foglia.
E allora trovi le risposte.
Sei felice di non essere rimasto a casa, sei felice di esser lì a vedere tutto quello splendore, sei felice!
Si pranza, si chiacchera del più e del meno, si fa a palle di neve e poi veloci si riscende a valle prima che il buio ci sorprenda.
Ma la discesa è tutt’altra cosa della salita: puoi correre in mezzo alla neve alta ed inciampare rotolando in metro di neve fresca, puoi saltare, puoi azzuffarti amichevolmente con gli amici nella neve. È una cosa indescrivibile. Senti l’energia che ti sale dal ventre e sparisce ogni stanchezza e ti vien voglia di urlare di felicità!
E una volta in paese tutti ci guardano stranamente. Forse per quello strano sorriso che abbiamo in faccia, forse per quell’aurea di felicità che sprigioniamo, o più probabilmente per tutta la neve che abbiamo sui nostri vestiti!
Eh si! Sei riuscito ad esprimere con le parole quelle sensazioni che io ho provato ad esprimere con le immagini perchè a parole non ci sarei riuscito…
Ciao